AFFRESCO IN TRE ATTI
romanzo
estratti
atto IiI • Capitolo 1
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Dopo la cena avevano fatto una passeggiata sulla spiaggia deserta e avevano scopato come dei selvaggi. O, meglio, Mela era stata selvaggia. Franco aveva dodici anni meno di lei e forse per quello si era sentito per tutto il tempo come intimorito, ma lei non se ne era accorta, anche per lui l’eccitazione era travolgente. Vedere Mela così piena di desiderio lo faceva fremere. Lo guardava in un modo che faticava a guardarla a sua volta negli occhi. E avevano fatto sesso fino a sfinirsi, un po’ per l’impeto, un po’ per la scomodità del posto e la paura di essere scoperti. Rischiarati dai lampioni lontani, erano coperti agli sguardi da una barca di pescatori azzurra e bianca, tutta scrostata dagli anni di servizio. Mela non si saziava mai di averlo dentro, di succhiarlo, di sentire le sue mani addosso, la sua lingua e quella bocca che le diceva quanto lo facesse “uscì pazz”.
Ma poi, durante il viaggio di ritorno, si era resa conto che non avevano niente da dirsi, dodici anni di differenza non erano nulla paragonati alle reali differenze fra di loro. Sapeva bene che il suo desiderio era dovuto alla mancanza, più che a una reale attrazione. Franco era bello, ma a lei non era mai davvero bastata l’attrazione fisica. Era una mamma matura, vedova: tutti quei pensieri le turbinavano in testa e le curve per tornare a San Ermete… e improvvisamente aveva dovuto farlo fermare sul ciglio della strada per vomitare: doveva liberarsi. Mentre si contorceva per i conati, una cosa le era stata chiara, non doveva succedere mai più. Mai più. E i mai di Mela erano come scolpiti nella pietra, senza possibilità di essere cambiati. Solo per Filippo, era tornata su un mai, ma questo era successo molti anni prima. |